• J.C. CASALINI

UN VOTO IMPARZIALE

Il 25 settembre gli italiani voteranno dopo l'ennesima caduta di governo, potremmo dire di stile...

La politica si propone, come sempre, con il suo ventaglio di programmi, di idee e di opinioni per sollecitare il voto della massa votante, disomogenea e frazionata nel suo bisogno di soddisfare i bisogni e i desideri in ognuno dei suoi componenti.

Dovremmo tutti essere propensi verso un’amorevole unità e, quindi, si dovrebbe pensare sempre al bene della collettività, ma il voto, allo stato attuale della nostra evoluzione, è soltanto l’espressione di ogni singola individualità egoica, intenta a salvaguardare il proprio interesse e il bisogno di imporre la propria realtà agli altri. Non c’è atto d’amore nel voto, o perlomeno non lo è per tutti. Anche nell’intenzione più nobile di molti, ad esempio nel voler

proteggere il verde o nel sostenere le fasce deboli della popolazione con un voto mirato, l’elettore agisce nel contempo sostenendo un’economia inquinante, sia come consumatore che come investitore e, quindi, alimentando di continuo un sistema di interessi privati che mira al profitto personale, ma soprattutto, non a beneficio della natura. La grave crisi della plastica nel mare e l’inquinamento atmosferico sono il risultato di una spasmodica ricerca del profitto senza scrupoli e senza freni, consentita dalla lacuna legislativa, dalla fiscalità accomodante e dai ritardi della politica e, non da meno, dal disinteresse ecologico della popolazione, restia nella rinuncia di ogni comodità acquisita.

Cosa aspettarsi dal voto?

Non c’è da aspettarsi nulla, né da pretendere alcunché, se non quello di accettare il risultato che ne verrà fuori, poiché sarà sempre in funzione delle schede convalidate dei votanti e mai la scelta dell’intera collettività, dal momento che solo e sempre il voto espresso correttamente viene conteggiato. Questa disparità di valore tra il ‘voto’ e il ‘non voto’ è stata da tutti consentita e mai messa in discussione con forza. Pertanto non dovremmo biasimarci per il fatto che, ancora oggi, una scheda bianca o annullata venga considerata una scelta astratta, utile solo per il computo dell’affluenza. Innanzitutto va inserito un riquadro esplicito all’interno della scheda sulla contrarietà alla proposta politica attuale, un riquadro senza simboli, senza indicazioni dove porre il proprio ‘non voto’. Escludendo le logiche dell’assenteismo e della defezione, non confutabili per le varie ragioni che la alimentano, chi opera una scelta di ‘non voto’ alle urne esprime un parere chiaro e inequivocabile che andrebbe considerato seriamente, se vogliamo rendere credibile la democrazia della nostra società. Se un avente diritto al voto ritiene che i candidati non siano degni di essere eletti oppure che la legge elettorale sia da contestare, annullando la propria scheda, lo Stato (cioè, noi Cittadini) non può esautorare il suo messaggio di protesta, sminuendolo a un gesto simbolico e, quindi, evitando alla classe politica di essere messa in discussione.

Ci siamo abituati in questi ultimi anni ai governi transitori di tecnocrati che hanno scavalcato le scelte degli elettori. Quindi non dovremmo avere problemi o diffidenze, in caso di maggioranza di schede nulle o bianche, nel chiedere al Presidente Italiano (o ai Presidenti emeriti in sostituzione), di designare un potenziale Presidente del Consiglio fuori dalla proposta elettorale (!), con il compito di perlustrare la possibilità di formare un governo di tecnici ed esperti nelle mansioni richieste dai ministeri, senza per forza di cose ottenere la fiducia dalle camere poiché sfiduciate dal vincente fronte del ‘non voto’.

Gli scenari a seguire sono molteplici, e si potrebbe, addirittura eliminare il voto educando preventivamente i cittadini alla non-competizione e ad accettare la gestione della politica da parte di una Intelligenza Artificiale che raccolga, 24/7 giorno e notte, i dati oggettivi utili per la corretta interpretazione e gestione del benessere di tutti, per procedere con scelte imparziali, tasse, decreti, norme e leggi per correggere con lungimiranza l’andamento della società, grazie a una programmazione basata sulla felicità di ogni individuo, non per forza dell’economia, operando soluzioni anche sofferte inizialmente, senza i soliti privilegi, preferenze e vantaggi per pochi, nel rispetto del sano principio: “la legge è uguale per tutti".


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