• J.C. CASALINI

L'INCONCLUDENZA POLITICA

Aggiornamento: ott 8

Se ci liberiamo per un attimo dai nostri campanilismi di bandiera o dalle simpatie verso alcuni candidati riusciamo a percepire, nell'alta percentuale di astensioni delle ultime elezioni amministrative, una forza espressiva del votante disinteressato, non più come semplice protesta ma come propria disponibilità ad accettare il divenire. Ammaestrati dai lockdown, dalle mascherine e dai Green Pass, l'Italiano ha scoperto il piacere della sorte comune e ne accetta il volere collettivo nel risultato del suffragio come scelta accettabile. L'esiguo numero di elettori che hanno votato si riconoscono tra i pochi che mantengono un dovere civico, e tra i soliti alla ricerca di un qualche vantaggio personale tipico nel rapporto 'favore per favore', possibile nelle comunità racchiuse nell'ambito di un Comune.

La collusione politica e mafia nelle amministrazioni locali (1) sarebbero evitabili se tutti vivessimo sotto controllo totale, poiché chi non ha nulla da temere non si preoccupa della

propria trasparenza. Il termine 'candidatura' deve tornare al suo senso etimologico del 'candido', non più soltanto apparente della bianca toga romana della Roma Antica, ma deve esserlo fino all'anima del cittadino scelto a un ufficio pubblico nella gestione del bene comune, e anche nell'uomo selezionato tra i fornitori di servizi privati. Sappiamo che così non è; solo pochi comuni sono virtuosi e il malaffare è diventato una prassi negli investimenti del denaro pubblico. Così come nei Comuni, anche il paese intero non è immune dal richiamo del guadagno personale poiché la malapolitica si batte su ogni lembo di terreno economico per il profitto. Le sovvenzioni e i rimborsi delle elezioni, le banche, la sanità, l'istruzione, la manutenzione, gli appalti, le gestioni del demanio sono tutti settori dove poter soddisfare l'ingordigia del corruttore e del colluso. I pochi che hanno cercato di sovvertire l'intenzione malefica nei palazzi del potere sono stati sopraffatti, non più sostenuti dal proprio elettorato, poiché l'informazione e la propaganda del malvagio sono sempre più distruttive e denigratorie dell'azione benevole e del merito del volonteroso. Nella confusione delle accuse e delle difese di cui è maestra la politica dell'offesa, e in cui non si capisce più cosa sia vero o falso, si è creato il clima del disincanto dell'elettore che credeva in passato in una svolta definitiva.

La democrazia 'isonomica', in cui tutti hanno uguali diritti, concepita nelle riforme di Clistene (2) nella Grecia Classica attorno al VI secolo a.C., evoluta fino ai giorni nostri tra assemblearismo dei Comuni, divisione dei poteri, promulgazione di leggi e definizioni delle costituzioni, è giunta nella sua veste sbiadita dalla disattesa parità di ricchezza e opportunità tra i cittadini. La politica ha da sempre fallito nel compito di distribuire il benessere nell'intero territorio nazionale, non soltanto comunale. E dove c'era l'intenzione benevole, ogni proposta è stata ostacolata. Col tempo, le frontiere che avevano garantito la salvaguardia della cultura, degli usi e costumi di una comunità in passato, sono diventate oggi la gabbia amministrativa in cui l'onesto deve subire, sottostare e sopportare le avidità di pochi che hanno, come unico intento, il mantenimento di una posizione strategica e privilegiata di mercato.

Gli ultimi decenni della storia politica italiana dimostrano che ogni qualvolta si sia presentata una forza innovatrice, questa abbia raccolto consensi risvegliati da un sentimento di rivoluzione tanto da diventare incontenibile nel richiamo di nuovi proseliti al voto nella promessa di un miglioramento. Nella forza dirompente del 'nuovo' che avanza, si riaccende il senso giuridico di magistrati rimasti 'dormienti', il dovere delle forze dell'ordine e l'entusiasmo degli elettori che diventano espressioni di nuove idee e sogni di speranza di un mondo migliore. Ma giacché nulla cambia per davvero, i sentimenti di frustrazione ritornano con maggiore delusione poiché i ricchi diventano più ricchi, e i poveri diventano sempre più numerosi.

Cosa non ha funzionato?

L'esistenza stessa di una politica dei partiti (e non dei cittadini), racchiusa tra confini delimitati per la gestione amministrativa pubblica. La 'scienza' politica funziona quando abbraccia l'universo in tutte le sue sfumatura e non quando si frastaglia in entità chiuse in loro stesse senza confrontarsi con onestà con il resto del mondo. La politica dei partiti frazionata tra comuni, province, regioni, stati non può chiamarsi 'scienza' ne tantomeno 'verità'. Magari è capace di affrontare il sintomo del malessere locale, ma non la causa che deriva dalla globalità di un mercato dinamico più veloce delle nostre sedute comunali o parlamentari. La politica per funzionare nell'interesse dell'Uomo deve essere unificata in tutto il mondo e non più confinata all'interno delle proprie mura dentro cui perseguire il proprio operato, mai all'altezza del compito richiesto con lungimiranza. L'altalenante onda emotiva del susseguirsi dei politici italiani è evidente a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale (3). Il teatrino politico delle alternanze partitiche è stato il palcoscenico di scandali (4) e di leggi elettorali modificate nel tentativo di mantenere (più che consegnare) alla coalizione vincente il potere più a lungo, per nostra fortuna sempre perdente nel turno successivo. Abbiamo evitato, perlomeno, la presenza di poteri dittatoriali riscontrabile in molti paesi dove non c'è limite ai mandati del politicante.

Cosa aspettarsi?

L'Italia è tra i paesi con la più alta aspettativa di vita (5) e, se è vero che l'anzianità è sinonimo di saggezza grazie all'esperienza del vissuto, è altrettanto vero che nell'età avanzata l'uomo deve far fronte alla stanchezza portata avanti oltre la possibilità di una vita attiva. I vecchi trascinano i loro cari nei ritmi lenti e nei pensieri di chi ha vissuto la storia, per confermare come nulla cambi con la 'moderna' politica nonostante l'apparente dinamismo. Essi sanno che la vita va vissuta senza il travaglio dei propri desideri e il controllo su quello degli altri. A lungo andare, gli anziani diventano testimoni della inconcludenza politica. Ci insegnano che tanto vale non affannarsi, che è meglio lasciare le cose procedere come devono procedere per il bene delle relazioni con il prossimo fino a che qualcosa di nuovo non si affacci all'orizzonte: nuvole che travalichino montagne, nuvole ignare dei nostri confini geografici ma che ci avvisino del cambiamento climatico in arrivo, a cui dovremo per forza di cose dare ascolto a tecnici esperti senza più bisogno di votare.


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immagine elaborazione digitale dell'autore


(1) https://www.polis.lombardia.it/wps/wcm/connect/03f64abc-9516-4046-932b-7204e6a59f70/017_2020_MonitorConvegni.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-03f64abc-9516-4046-932b-7204e6a59f70-n88kUDw

(2) https://www.treccani.it/enciclopedia/clistene/

(3) https://www.governo.it/it/i-governi-dal-1943-ad-oggi/i-governi-nelle-legislature/192

(4) https://metropolitanmagazine.it/italia-terra-di-scandali-dimenticati/

(5) http://umbertogalimberti.feltrinellieditore.it/quando-essere-vecchi-significava-saggezza/

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