• J.C. CASALINI

SENZA FRENI

Aggiornamento: giu 25

La notizia della cabina precipitata lungo la funivia del Mottarone, e in cui hanno trovato la morte 14 persone, ha sconvolto l'intero paese. Soltanto il piccolo Eitan, protetto dalle braccia del padre, ha potuto sopravvivere all'impatto al suolo. Rimasto sospeso tra la vita e la morte, Eitan ha cominciato a respirare in autonomia dopo giorni di intubazione, regalandoci un minimo di sollievo al dolore provato e una speranza tanto attesa nella preghiera di molti.

Alla constatazione del cavo trainante spezzato quando i passeggeri, saliti a bordo da Stresa, erano quasi giunti in cima alla stazione superiore, si è aggiunta la scoperta del sistema frenante compromesso dall'inserimento di alcuni 'forchettoni' per tenere aperte le ganasce dei freni di emergenza che avrebbero potuto evitare alla cabina di scivolare a valle. Gli inquirenti ritengono il titolare della società che ha in gestione l'impianto, il direttore e il capo servizio, colpevoli della manomissione al sistema frenante per 'bypassare' i continui problemi dell'impianto, e a cui un paio di interventi tecnici non erano riusciti a ovviare. Ora assisteremo al solito teatrino del rimpallo sulle responsabilità dell'accaduto tra gestori, proprietari, manutentori, controllori che durerà mesi, se non addirittura anni, e che

coinvolgerà altri dipendenti, nella probabilità che fossero a conoscenza della soluzione adottata contro ogni normativa di sicurezza, pur di non fermare l'attività redditizia della funivia. Attribuiremo le solite responsabilità senza mai giungere alla causa di tutti i nostri mali perché ci accontenteremo del sollievo alla nostra indignazione tramite una giustizia umana che ha il fare di una medicina capace di curare i sintomi, ma mai la sorgente di ogni male. Nella nostra abitudine curativa, non correggeremo mai i nostri errori. Li puniremo soltanto. La storia dimostra che non impariamo mai nulla dagli eventi del passato: dal Vajont al Ponte di Genova è una lunga lista di esempi palesemente tristi.

Ora chiediamoci: "La tragedia del Mottarone poteva essere evitata?"

NO!

Perlomeno non dagli indagati, ignari di essere in balia della loro avidità. Ben chiaro, ciò non giustifica il loro agire di fronte alla legge umana capace di considerare delle attenuanti alle pulsioni o alle emotività di un gesto drammatico. Non si può tollerare la volontà di chi sa di commettere un reato assecondando la propria bramosia di denaro. Quando l'intelletto va di pari passo alla bestialità assecondata, non ci sono scusanti che possano scagionare gli indagati dalle loro colpe. Non va confusa l'incapacità di intendere e di volere con l'azione malvagia. Neppure la difficoltà dei mesi precedenti di fermo dell'impianto dovuti alle imposizioni restrittive del Covid può discolpare i rei confessi dell'accaduto. Ma nel riprovare i colpevoli di quanto successo, non dobbiamo sentirci superiori a loro. Non convinciamoci di essere esenti dagli errori. Perché non è così. Siamo tutti inclini agli sbagli, fintanto che non comprendiamo dove, come e quando si commettono. Stiamo parlando di persone comuni, così come lo siamo tutti noi, che hanno dato ascolto alla parte più oscura di sé. Succede a chiunque, chi più chi meno, finché non raggiungiamo uno stato di consapevolezza.

La vita terrena fa sì che soltanto gli indagati potessero calzare i panni degli odierni accusati. Non ci sono alternative agli eventi accaduti se non si cambia il 'volere'. Non avremmo agito diversamente se fossimo stati nei loro panni. Saremmo 'loro' a tutti gli effetti, con i loro difetti e qualità. Non saremmo incarnati nel loro ruolo con la nostra identità fisica attuale. Diventeremmo inesorabilmente gli indagati con i loro condizionamenti egoistici nel desiderio di generare un margine, così come si conviene nel sistema economico capitalistico, dove la ricchezza diventa un valore di autodeterminazione e un parametro di 'accettabilità' in un sistema imprenditoriale, speculativo, bancario e politico, a loro volta condizionati e altrettanto condizionanti. La colpa è di tutti noi che sosteniamo questo insieme di forze artificiali e artificiose per soddisfare le nostre brame di utili, guadagni e fama.

Tornando alla domanda posta sopra, si può rispondere convinti dell'alternativa agli accadimenti soltanto se supportati dalla certezza di un 'libero arbitrio'. Ma se non conosciamo cosa sia il libero arbitrio, la risposta rimarrà negativa perché non sapremmo come interrompere la concatenazione degli eventi predestinati sin dall'origine del creato, fino al momento della rottura della fune di ferro che sosteneva la cabina. Non potremmo evitare che accadesse altro, fuorché l'accaduto. Questo dilemma è già stato affrontato, contestato, sviluppato da grandi pensatori come Agostino di Ippona, Lutero, Pico della Mirandola, Girolamo, San Tommaso d'Aquino, Benedetto Spinoza, Cartesio e altri più recenti in una controversa filosofia e teologia, da cui possiamo soltanto trarre e accettare uno solo degli enunciati, comodo e affine alla nostra 'zona di confort', quindi senza mai essere davvero 'liberi' e, soprattutto, certi della sua veridicità. Nel postulato pratico di Kant: 'se devi, allora puoi', viene attribuito all'Uomo la responsabilità di agire e quindi sottintendendo la facoltà di alterare gli eventi altrimenti predestinati. Ma il postulato si presta ad un paradosso perché 'se poi decidi che 'non devi far niente', dal momento che è anche nel tuo potere restare inermi, nulla cambierà. Infatti, nella filosofia deterministica, il postulato Kantiano viene smentito perché anche il 'non far niente' rientra nella concatenazione degli eventi di cui potremmo non avere controllo. E che dire della convinzione di una casualità del tutto, dove ogni pensiero e azione, o l'evento in sé senza pensiero è considerato sempre casuale?

Come uscire da sofismo se non nel riconoscere che il libero arbitrio dell'Uomo è esclusivamente nell'intenzione fossanche nel compatibilismo di un universo predestinato a dissolversi a lungo andare? La stessa scelta può avere scopi diversi, ma è soltanto nell'intenzione benevole, intesa come contraria al nostro agire egoistico, che troviamo la chiave del libero arbitrio e dell'accettazione degli eventi come un'occasione per migliorarci. La morte dei passeggeri intesa come un causale sacrificio, non casuale, in un'imparziale avvicendamento di forze superiori, troverebbe un 'perché' nella correzione che dobbiamo attuare una volta rivelato dove si annidi il male in ogni dramma. Chiediamocelo nel divenire della nostra quotidianità quando non cambiamo i nostri pneumatici usurati, quando non revisioniamo i nostri mezzi, quando non manteniamo la distanza di sicurezza nella guida, quando non rispettiamo i limiti di velocità, quando non controlliamo periodicamente gli estintori in azienda, quando non adottiamo i dispositivi di protezione individuali nei cantieri, e così via, quando procediamo con menefreghismo e con irrefrenabile egoismo verso il prossimo.


foto: composizione in digitale di J.C. Casalini


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