NON RIESCO A ESSERE DI PARTE
- J.C. CASALINI

- 22 set 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Non riesco a essere di parte nel conflitto Idf-Hamas e complici.
Assisto con sdegno e schifo allo scontro di due fronti di malvagità oscura e, dal momento che mi ritengo totalmente opposto al loro modo di agire, dissento su ogni loro azione passata e presente. Non riesco neppure a considerare chi sia più debole, inteso come il più diabolico, poiché l’uno utilizza la popolazione come scudo repulsivo, e il secondo gli ostaggi come pretesto attrattivo, ognuno per giungere al proprio obiettivo

attraverso la calunnia e la diffamazione incurante dei danni collaterali di una guerra.
Così come possiamo considerare ciò che è sopra come nel sotto, e ciò che è grande come nel piccolo, riusciamo a percepire nelle due forze in contrapposizione la stessa attitudine di due bambini (anime) immaturi, che attribuiscono all’altro la colpa dell’inizio di ogni ostilità. Non c’è luce nel buio dei loro cuori, non c’è giustificazione nel loro odio illimitato, c’è solo la manipolazione delle loro informazioni per ottenere il compatimento esterno e giustificare ogni loro scelleratezza (attraverso la tecnica del “subisci e reagisci”).
Mi tengo quindi a distanza da ogni campanilismo per non cadere nella bassezza delle argomentazioni e delle opinioni. Soprattutto quando queste partono dalla nostra attuale convinzione che si debba salvaguardare o pretendere i confini di un territorio dettati da interessi economici, quindi egoistici. Il mondo sarebbe perfetto se fosse simile alla Natura, cioè senza i confini politici al servizio di una Economia che tende alla separazione.
Il conflitto non sarebbe mai avvenuto se, al posto dei leader antagonisti che si sono alternati nell’area, ci fossero stati uomini e donne illuminati e amorevoli disposti all’abbraccio e alla reciprocità. “Israele”poteva onorare il suo stesso nome come espressione sul pianeta della benevolenza del Creatore (=Natura) attraverso l’inclusione altruistica ed empatica invece di attribuirsi una esclusività territoriale, fuorviando addirittura il termine biblico ‘Terra Promessa’ per convalidare una esclusiva paternità territoriale, quindi materialistica, quando il termine è invece lo stato spirituale più elevato e raggiungibile da qualsiasi essere vivente dedito all’altruismo.
Voi vedete dell’altruismo tra gli antagonisti tanto da meritare la ‘Terra Promessa’? Certo che no! Comprendo tuttavia che il bisogno dei confini e del riconoscimento delle proprietà siano un passaggio storico necessario per l’evoluzione dell’umanità attraverso un processo di armonizzazione delle disordinate reazioni primordiali (C.G. Jung); come a dire che ogni soggetto, oggi coinvolto nel conflitto, compresi tutti noi che nel male di uno soffriamo tutti, vive e subisce il divenire delle scelte o approvazioni delle stesse (a partire dalla Dichiarazione di Balfour UK 1917) prima di arrivare alla consapevolezza del proprio soffrire crescente. Questo momento storico è quanto di peggio potesse avvenire poiché conseguente a politiche passate e attitudini reciproche verso l’”Altro” sempre sbagliate, ma terribilmente necessario.
La soluzione qual’è? Risiedeva già da tempo inascoltata: ‘L’odio provoca liti, ma l’amore copre ogni colpa’ (Proverbi 10:12), dove la saggezza sostiene che l’amore corregge anche ‘ogni crimine’. A noi tutti coglierla.




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